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Serbatoi Pensili – 1999-2001

Lavori di costruzione dei torrini piezometrici di Cellino S. Marco (BR), Surbo (LE) e San Cesario (LE)

I serbatoi pensili di Cellino San Marco, Surbo e San Cesario hanno una capacità di circa 1000 mc ciascuno e un’altezza totale rispettivamente pari a 27.20 m, 31.10 m, 37.85 m.
Fra i consueti obiettivi prestazionali propri di tali opere, nei casi in esame ha assunto rilevanza decisiva quello relativo ad un inserimento ambientale che non risultasse in contrasto con la tradizione del territorio e con le istanze della popolazione.
La soluzione architettonico-funzionale a tal fine adottata è ispirata al modello della torre medioevale in muratura, di cui si rinvengono numerosi esempi nella campagna pugliese.
La struttura dei torrini è cilindrica, a sezione costante, rivestita con un paramento esterno in carparo (un tufo locale) a sezione ottagonale.
La struttura dei serbatoi di Cellino San Marco, Surbo e San Cesario (costruiti tra il 2000 e il 2001 dall’Impresa IGECO di Galugnano di San Donato, Lecce), aventi diametro interno pari a 13 m., è suddivisa in tre sezioni. Nella prima – posta al di sotto del piano di campagna – è alloggiata la camera di manovra. Nella seconda sezione trovano alloggiamento – nel loro sviluppo verticale – le tubazioni di arrivo, partenza, e scarico. In tale sezione, in asse al vano cilindrico, è ubicato un pilastro cavo in calcestruzzo armato, che porta alla estremità superiore una parte essenziale del carico verticale totale costituito dalla vasca di accumulo. Intorno al pilastro si avvolge la scala metallica di accesso alla vasca, che costituisce la terza sezione della struttura. Il battente idraulico è di circa 8 m, e la capacità è di circa 1000 mc. Il pilastro cavo, inoltre, nella zona della vasca consente l’accesso alla copertura attraverso una scala metallica posta al suo interno.
Il paramento esterno in carparo, oltre alla indicata funzione estetica, ha anche quella, non meno importante, di formare una camera d’aria tra il paramento in muratura e la parete in c.a. Questa sorta di “parete ventilata” svolge il duplice compito di assicurare coibenza termica e di favorire l’evaporazione dell’acqua permeante attraverso le pareti dei torrini.
La scelta di realizzare il fusto cilindrico dei nuovi torrini di Cellino San Marco, Surbo e San Cesario di dimensioni pari a quello della vasca è risultata particolarmente vantaggiosa in termini economici, in quanto – pur comportando un incremento complessivo di calcestruzzo e acciaio – ha tuttavia assicurato un sensibile abbattimento dei costi relativi alle lavorazioni e la economia conseguente alla possibilità di trovare una comoda sistemazione della camera di manovra all’interno del fusto, senza dovere necessariamente realizzare un ulteriore volume esterno, peraltro di non facile inserimento ambientale.
La configurazione geometrica dell’opera, anche nei particolari di carpenteria, è stata studiata in modo da renderla compatibile con la sequenza delle fasi di lavorazione, programmata per ‘sezioni’.
Realizzate le strutture di fondazione e tutte le opere interrate si è proceduto alla esecuzione del pilastro centrale, del camino (anch’esso centrale) interno alla vasca e dell’intera parete esterna mediante l’uso di casseri scivolanti.
Si è quindi realizzato il capitello tronco-conico in cima al pilastro sul quale successivamente sono stati posizionati i pannelli prefabbricati che con il successivo getto in opera della soletta superiore collaborante costituiscono il fondo vasca.
Successivamente sono stati posizionati i pannelli prefabbricati di copertura della vasca, anch’essi da completare con il getto in opera della soletta superiore collaborante.
Infine si è realizzato il paramento esterno in blocchi di pietra locale (“carparo”).
La forma scelta per i tre serbatoi, oltre ai suddetti vantaggi costruttivi, presenta anche non trascurabili aspetti favorevoli con riguardo al comportamento strutturale. Si sottolinea in primo luogo il pregio generalmente riconosciuto alle geometrie strutturali che assecondino la assial-simmetria delle condizioni di carico dominanti. Inoltre, nel caso specifico la scelta della completa sconnessione strutturale alla rotazione flessionale radiale tra gli impalcati (soletta di fondo vasca e di copertura) e le strutture verticali (pareti esterne e pilastro cavo centrale) ha garantito, nella zona della vasca, l’attivazione sulle pareti di un comportamento quasi esclusivamente membranale. Indubbi i vantaggi: data la netta prevalenza della sollecitazione di trazione anulare, la gran parte delle barre circolari orizzontali (che poi rappresentano quelle principali della vasca) si sono potute collocare nelle regioni interne, centrali rispetto allo spessore della parete, senza apprezzabile sacrificio economico. Si è così assicurata a quelle fondamentali armature una formidabile protezione nei confronti del rischio di corrosione, con un copriferro straordinario di circa 20 cm, ponendole al riparo dal rischio incombente di aggressione ad opera di eventuali infiltrazioni superficiali. L’armatura orizzontale di pelle della parete esterna, più leggera, ha, poi, il duplice compito di ridurre il quadro fessurativo, e di fornire ridondanza strutturale.
Per realizzare la completa sconnessione strutturale a flessione fra gli impalcati orizzontali e le strutture verticali è stato necessario un accurato studio degli accorgimenti costruttivi mirati ad assicurare ugualmente la perfetta tenuta all’acqua dei giunti.
Sempre al fine di garantire la tenuta idrica dei serbatoi, sia le pareti esterne sia quelle del pilastro centrale cavo sono state realizzate senza interruzioni di getto lungo tutto lo sviluppo della vasca ricorrendo a turni di lavoro notturni (dato che l’avanzamento medio dei casseri scivolanti era pari a circa 32÷34cm/ora e l’altezza della zona a contatto con l’acqua è di circa 9.00m).